Dove eravamo rimasti?

Nel C.C. (Coaching Corner se vi piace si può abbreviare così) del numero 70 alla fine stavo tirando una fune con le labbra screpolate dal freddo…

E partendo da quella immagine un po’ in controtendenza con il clima di questi giorni mi piace andare a pescare tra i ricordi qualcosa che può essere utile a chi legge per crearsi delle suggestioni utili a superare le proprie difficoltà.

Dopo quel momento così complicato dove avrei voluto essere dovunque tranne che lì, riuscimmo a superare, seppur con fatica, il passaggio sul lago ghiacciato (di quello si trattava) e anche se ormai col fiato corto e con le forze a fine corsa nonostante la giovane età, finalmente arrivammo ai piedi dell’ultimo strappo, in cima al quale c’era lo skilift che poteva aiutarci a raggiungere il rifugio, che ormai era diventato più un miraggio che un sogno.

Davanti una foresta di abeti, tutti dello stesso colore, la neve si ferma, smette di scendere.

Guardo a destra e la pista da sci di fondo comincia a intravedersi.

Gli alberi mi circondano, tutti alti e dritti, sono piazzati a distanza regolare uno dall’altro.

Il vento si è calmato, possiamo toglierci il cappuccio, uscire dalla fila indiana e iniziare a muoverci autonomamente, niente più lacci! Giù la maschera, gli occhiali annebbiati non servono più, adesso ci vedo bene senza, posso guardare quello che ho attorno senza timore e il bosco fa lo stesso con me e mi indica la strada.

“La pista di Falun è simile ma potrei anche essere a Pozza o al lago di Tesero” pensai ma quello che contava non era dove mi trovavo ma che era quella la strada giusta per arrivare a destinazione.

A quello skilift, a quelle agevolazioni che mi avrebbero portato ancora più su e senza le difficoltà affrontate fino a quel momento: finalmente sarebbe stato tutto molto più semplice, ora.

In lontananza scorgo un’azalea di un bianco immacolato, slanciata e armoniosa che quasi mi toglie il poco fiato rimasto, per la totale assenza d’impurità, per la sua freschezza e per il suo sorriso.

Forse non è un’azalea ma una verità, che mi appare più alta man mano che mi avvicino.

È ricoperta di grappoli di fiori, vellutati di un bianco candido, e più spessi di quelli delle altre azalee e delle altre verità non ancora appassite alla luce dell’incongruenza.

Adesso è tutto chiaro, il lago ghiacciato, la fila indiana, le labbra screpolate, il vento, la neve, il freddo sono ormai alle spalle, ora posso vedere gli abeti e la pista da fondo non per caso ma perché sono arrivato fin qui, rischiando e restando fedele a dei principi, mantenendo coerenza quando sarebbe stato facile non farlo ma si sa, la scelta più facile rende la vita difficile e viceversa, per cui è bello avvicinarsi ora a quell’azalea, prenderla con me e salire su in vetta con lo skilift.

Il resto lo lascio alla vostra fantasia, sarà una azienda’ un amore? Una vittoria?

Quante difficoltà si incrociano nel nostro cammino? Tutti noi ne abbiamo trovate a bizzeffe e le abbiamo affrontate. Alcune volte abbiamo vinto, in altre occasioni abbiamo solo fatto un’“esperienza” diversa e l’abbiamo messa nello zaino.

Quello zaino che invece di pesare di più, magicamente ogni volta si alleggerisce perché mentre fai esperienza capisci che puoi permetterti, anzi devi lasciar andare il superfluo, l’inutile, il tossico.

Questo ti può permettere di raggiungere destinazioni impensabili prima, proprio come quelle che erano nelle intenzioni di chi ha scritto la dichiarazione d’indipendenza americana ma si sa, la coerenza è un animale sacro, molto raro e difficile da allevare.

L’amico Guglielmo, già coach per diritto in virtù dei trofei vinti, mi rinfresca l’orgoglio con il suo pensare inglese praticamente perfetto, col senso di queste frasi:

“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.”

E da qui, con Adriana, Serena e altri studenti dell’Academy ci siamo inoltrati in un lungo filosofeggiare sull’importanza di dare seguito alle parole proprio come facciamo noi quando definiamo coi nostri coachee gli obiettivi che, come ho imparato a dire da qualche anno, sono quelli giusti solo se riesci a metterli in una “carriola” e se quando li raggiungi davvero “tiri il cassettone”.

Quello che non possono dirci gli amici Sioux, Mohicani, Cayuga, Mohawk o qualsiasi altra tribù di nativi americani che si sono visti depredare di terre, vita, riti e virtù proprio come in precedenza era successo qualche migliaio di chilometri più a sud a causa dell’invasione spagnola, in barba ai concetti appena espressi nella frase originale scritta qui sopra.

È vero, siamo un tipo di animale dotato di buone intenzioni e altrettanta energia che non sempre va nella stessa direzione a causa di alcuni stop neurologici che ci allontanano dal binario della coerenza per farci viaggiare spediti su quello dell’ipocrisia e della convenienza.

Fortuna vuole che, anche se in colpevole ritardo, da qualche anno stiamo andando verso il totale smascheramento sociale culturale profondo e in questo le conoscenze che compongono la disciplina del coaching, ci aiuteranno tantissimo a farci avvicinare davvero a ciò che siamo realmente e a quella che è la migliore versione di noi stessi.

Così in futuro abbiamo qualche speranza che promesse come quelle fatte quel 4 luglio siano mantenute e non sia necessaria una nuova pandemia e una giovane ambientalista svedese a ricordarci che possiamo riuscire ad essere coerenti e mantenere le buone intenzioni, portando in cima ai nostri valori delle immacolate azalee.

Buona estate a tutti voi 😊