Quando in Oneand Academy abbiamo creato We Coach, il percorso introduttivo alla professione di mental coach, abbiamo deciso fin da subito di dedicare un’intera lezione alla gestione dello stato d’animo.

È sempre stata una sessione particolarmente emozionante e coinvolgente per gli argomenti che tratta e per le importanti rivelazioni che contiene oltre che, ovviamente, per la passione trasmessa dal trainer. Ascoltandola e vedendo le reazioni dei partecipanti, mi è venuto lo spunto per parlare oggi attraverso le pagine di questa rubrica, di quanto sia importante conoscere quella che da tutti viene ormai definita la cartina tornasole delle capacità intellettive dell’essere umano.

Nei giorni scorsi, nell’attuale edizione di questo percorso trasformazionale che ogni volta andiamo a perfezionare, un nostro coach, Alessandra, ha tenuto quella che  reputo una delle migliori performance tecniche su questo argomento. Il Q.I. (quoziente intellettivo). Questo non è più considerato come unico criterio di giudizio attendibile: avere un punteggio alto non significa necessariamente che si avrà successo nella vita.

Il fattore determinante, quello che è effettivamente più sviluppato nelle persone efficienti, è l’intelligenza emotiva che, in sostanza, è un aspetto dell’intelletto legato alla capacità di riconoscere, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie emozioni e quelle degli altri.

Il saper distinguere tra le varie sensazioni e sentimenti permette di utilizzare queste informazioni per guidare utilmente i propri pensieri e le proprie azioni. Come dicevamo anche in uno degli scorsi articoli, sono state scientificamente riconosciute, e riconoscibili, nell’ambito del linguaggio non verbale, 6 emozioni base:

FELICITA’

TRISTEZZA

DISGUSTO

PAURA

RABBIA

SORPRESA

Da ciascuna di queste 6 emozioni ne nascono tantissime altre, con sfumature graduali che definiscono altrettanti stati.

Sono oltre cento quelle che finora sono state catalogate e chissà quante altre ne saranno individuate col proseguo degli studi.

Per intenderci, volgarmente ognuna di queste emozioni la puoi immaginare come uno stato di attivazione, uno stato che coinvolge l’organismo ed influenza il modo in cui si elaborano le informazioni, permettendoci di attribuire un significato a ciò che ci succede.

Ecco perché taluni reagiscono in un modo incomprensibile a noi e viceversa: abbiamo semplicemente un diverso grado di intelligenza emotiva. Essere appassionati di P.N.L., neuroscienze o di analisi transazionale certamente aiuta ma credetemi, il concetto è molto più semplice di quello che sembra: siamo un insieme di cellule attraversate continuamente da energie di vario tipo che creano passaggi di sostanze chimiche nel nostro corpo che determinano ciò che proviamo.

Qui, secondo me, è racchiuso il senso profondo della nostra esistenza: l’uomo non esisterebbe senza emozioni. Tutto come sempre parte dalla testa, in particolare la stanza dei bottoni è nel sistema limbico che è la parte del cervello dove hanno sede, appunto, le emozioni.

Ogni volta che questa parte del cervello trasmette uno stimolo ad altre aree cerebrali, questo attraversa le stesse reti su cui transitano le nostre emozioni. Ogni stimolo porta quindi con sé un carico emozionale: l’intelligenza emotiva ci consente di gestirlo al meglio per permetterci di adattare le nostre azioni alle situazioni. Non esiste, quindi, solo un quoziente di tipo cognitivo, il Q.I., ma ne esiste un altro, di pari se non superiore importanza, di tipo emotivo– relazionale, che ci consente di capire meglio chi siamo e di interagire in modo più efficace con gli altri.

In questo senso è pertanto facile comprendere come per avere successo e benessere nella vita in genere occorra disporre di un buon quoziente emotivo che ci consenta di essere competenti soprattutto anche da un punto di vista relazionale. Pensate proprio alla riapertura e a tutte queste discussioni erette sulla paura di tornare ad essere vicini, interagire, annusarsi, chiacchierare… toccarsi e baciarsi, guardarsi negli occhi e prendersi per mano… Vivere normalmente, insomma. Pensate a come le emozioni, questa dote unica nel regno animale, unica su questo pianeta fantastico che ci ospita, possa cambiarci il senso delle cose e della vita.

Possedere intelligenza emotiva significa, dunque, avere una maggior consapevolezza delle proprie emozioni e di conseguenza avere anche una maggiore conoscenza di sé stessi. Appunto questo è uno dei punti cardine dal quale può nascere la tua crescita personale e quindi conoscere sé stessi risulta in ogni senso, fondamentale. Lo è perché solo in questo modo puoi migliorare la tua intelligenza emotiva e produrre emozioni intelligenti. Lo puoi fare riconoscendo i sentimenti che provi durante la giornata, provando a dargli un nome preciso e cercando di comprendere veramente da quali avvenimenti sono generati.

Puoi farlo iniziando a prendere in considerazione i segnali del tuo fisico e capire se provengono da alcune emozioni che stai provando. Puoi farlo evitando di giudicarti per le emozioni che provi, anche per quelle più brutte e migliorarti trovando un modo per reagire ad esse. Un altro metodo per migliorarti è saper ascoltare in modo proattivo considerando i punti di vista altrui così da sintonizzarti con altre persone per essere mentalmente aperti a tutto. Poi la cosa più importante di tutte, quella che io consiglio in modo spassionato: tendere ad essere emotivamente onesti, essere profondamente se stessi, lasciando trasparire per intero il proprio stato emotivo, affinché gli altri lo riconoscano più facilmente e tu possa capire in che tipo di ambiente vivi e poter capire se è quello che vuoi ancora o è meglio cambiarlo. Le emozioni guidano le persone e le persone guidano le performance, per cui non esiste un reale benessere per l’individuo senza la consapevolezza di questo.

Luca Paoli