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Emanuela Corvatta

Sport Coach

Emanuela Corvatta

Sport Coach

Dopo molti anni passati a lavorare a stretto contatto con le persone, posso finalmente dire che conoscere, capire, scoprire me stessa mentre conosco gli altri è la più entusiasmante delle esperienze, grazie alla quale ho compreso una grande verità: ci si confronta e ci scontra sempre con noi stessi, per dare agli altri la versione migliore di noi.
Ricordo che il mio sogno da bambina era quello di diventare una scrittrice.

Dopo molti anni passati a lavorare a stretto contatto con le persone, posso finalmente dire che conoscere, capire, scoprire me stessa mentre conosco gli altri è la più entusiasmante delle esperienze, grazie alla quale ho compreso una grande verità: ci si confronta e ci scontra sempre con noi stessi, per dare agli altri la versione migliore di noi.

Ricordo che il mio sogno da bambina era quello di diventare una scrittrice.

Amavo leggere e nei miei quaderni, dalle elementari in poi ho scritto diari, favole, romanzi e racconti. Mi affascinava l’idea che ognuno di noi potesse avere un luogo nascosto da svelare.

Si cresce e si scoprono tanti aspetti della vita e se prima amavo le storie dei singoli, poi ho cominciato ad appassionarmi alla collettività, al gruppo, alla società. Questa è stata la spinta dietro la scelta di formarmi come giurista, mossa dallo scopo di conoscere le regole alla base della struttura in cui viviamo e cresciamo come cittadini, capire quali dinamiche regolano le relazioni umane e cosa può fare ogni singolo a tutela degli altri.

Amavo leggere e nei miei quaderni, dalle elementari in poi ho scritto diari, favole, romanzi e racconti. Mi affascinava l’idea che ognuno di noi potesse avere un luogo nascosto da svelare. Si cresce e si scoprono tanti aspetti della vita e se prima amavo le storie dei singoli, poi ho cominciato ad appassionarmi alla collettività, al gruppo, alla società. Questa è stata la spinta dietro la scelta di formarmi come giurista, mossa dallo scopo di conoscere le regole alla base della struttura in cui viviamo e cresciamo come cittadini, capire quali dinamiche regolano le relazioni umane e cosa può fare ogni singolo a tutela degli altri.

È facile scegliere cosa vogliamo fare da grandi?

No, non lo è affatto.

Mi sono rivista spesso nei sogni di mio padre, che mi voleva con un lavoro stabile e sicuro, proprio lui che dipingeva e lavorava in banca “solo per mantenere la famiglia”.

La laurea e il lavoro fisso erano la strada che avevo imboccato e proprio mentre studiavo legge, quasi senza che io lo volessi, mi sono scontrata con il lavoro che era fatto per me: educatrice. Quando ho iniziato non esisteva neanche il corso di laurea attuale e per molti aspetti è stato come essere pionieri.

Come educatrice mi sono trovata a lavorare con ragazzi, bambini, insegnanti e genitori e in ambienti tra i più diversi, trovandomi a soddisfare il mio amore più grande: quello per le storie delle persone.

Un lavoro che ho amato ed amo e che ho affiancato a tante passioni, sempre alla ricerca di me stessa nelle vite degli altri.

È facile scegliere cosa vogliamo fare da grandi? No, non lo è affatto.
Mi sono rivista spesso nei sogni di mio padre, che mi voleva con un lavoro stabile e sicuro, proprio lui che dipingeva e lavorava in banca “solo per mantenere la famiglia”. La laurea e il lavoro fisso erano la strada che avevo imboccato e proprio mentre studiavo legge, quasi senza che io lo volessi, mi sono scontrata con il lavoro che era fatto per me: educatrice. Quando ho iniziato non esisteva neanche il corso di laurea attuale e per molti aspetti è stato come essere pionieri. Come educatrice mi sono trovata a lavorare con ragazzi, bambini, insegnanti e genitori e in ambienti tra i più diversi, trovandomi a soddisfare il mio amore più grande: quello per le storie delle persone. Un lavoro che ho amato ed amo e che ho affiancato a tante passioni, sempre alla ricerca di me stessa nelle vite degli altri.

Di mio padre ho ereditato l’essere un catalizzatore di persone e così, dopo la sua morte, quasi per tenerlo di più con me, mi sono ritrovata al centro di progetti artistici e culturali e, tra tante cose, a contribuire alla realizzazione di un festival letterario a Procida, che ogni anno accoglie a giugno centinaia di lettori per un’esperienza unica che pone al centro la vita dei singoli mentre si fa racconto per molti, accanto alla meravigliosa e amica Chiara Gamberale.

Quando si è troppo vecchi per cambiare?

La mia risposta è mai.

Di mio padre ho ereditato l’essere un catalizzatore di persone e così, dopo la sua morte, quasi per tenerlo di più con me, mi sono ritrovata al centro di progetti artistici e culturali e, tra tante cose, a contribuire alla realizzazione di un festival letterario a Procida, che ogni anno accoglie a giugno centinaia di lettori per un’esperienza unica che pone al centro la vita dei singoli mentre si fa racconto per molti, accanto alla meravigliosa e amica Chiara Gamberale.
Quando si è troppo vecchi per cambiare? La mia risposta è mai.

Tra un festival e l’altro, lavorando in mille modi, mentre mi avvicinavo ai cinquant’anni, la voglia di mettermi ancora in gioco tornò a farsi sentire e, proprio come quando avevo iniziato a lavorare come educatrice, la mia vocazione si è fatta sentire forte e chiara quanto inaspettata.

Dopo anni in cui il mondo del mental coaching mi passava vicino, finalmente mi trovò pronta.

Ho incontrato Oneand mentre cercavo risposte a tante domande importanti e, come si fa quando a pelle ci si sente affini, ho detto “sì”.

 Ho scoperto che formarmi come mental coach per poi lavorare in una struttura organizzata come Oneand erano le risposte migliori alle mie domande.

Cambiare, per me, vuol dire principalmente farsi trovare pronti. Studiare sodo, immaginare scenari nuovi e visualizzare obiettivi ma soprattutto lavorare con noi stessi per essere al momento giusto nel posto giusto…con l’atteggiamento giusto.

Quando i miei coachee mi dicono che hanno la sensazione che per loro sia tardi per cambiare e vivere a pieno, mi fermo e racconto loro la mia storia e di come a quasi cinquant’anni ho trovato finalmente la mia strada e chiedo loro: “nel momento in cui la troverai, vuoi essere pronto a percorrerla? Allora inizia adesso, tirando fuori il meglio di te”.

Tra un festival e l’altro, lavorando in mille modi, mentre mi avvicinavo ai cinquant’anni, la voglia di mettermi ancora in gioco tornò a farsi sentire e, proprio come quando avevo iniziato a lavorare come educatrice, la mia vocazione si è fatta sentire forte e chiara quanto inaspettata. Dopo anni in cui il mondo del mental coaching mi passava vicino, finalmente mi trovò pronta. Ho incontrato Oneand mentre cercavo risposte a tante domande importanti e, come si fa quando a pelle ci si sente affini, ho detto “sì”. Ho scoperto che formarmi come mental coach per poi lavorare in una struttura organizzata come Oneand erano le risposte migliori alle mie domande. Cambiare, per me, vuol dire principalmente farsi trovare pronti. Studiare sodo, immaginare scenari nuovi e visualizzare obiettivi ma soprattutto lavorare con noi stessi per essere al momento giusto nel posto giusto…con l’atteggiamento giusto. Quando i miei coachee mi dicono che hanno la sensazione che per loro sia tardi per cambiare e vivere a pieno, mi fermo e racconto loro la mia storia e di come a quasi cinquant’anni ho trovato finalmente la mia strada e chiedo loro: “nel momento in cui la troverai, vuoi essere pronto a percorrerla? Allora inizia adesso, tirando fuori il meglio di te”.

E a te che hai letto quanto ho appena avuto il piacere di condividere, dico: scegli oggi di essere la versione migliore di te stesso, io sono al tuo fianco!

E a te che hai letto quanto ho appena avuto il piacere di condividere, dico: scegli oggi di essere la versione migliore di te stesso, io sono al tuo fianco!
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